Laureata in Filosofia, volevo fare l’antropologa. Poi ho fatto la giornalista. Ma da sempre amo la fotografia.
Con il mio professore di Tradizioni Popolari feci una ricerca in Garfagnana. Lui andava a caccia di canti e detti popolari mentre io fotografavo paesi e persone. Ore di camera oscura e di rullini sviluppati nel buio di uno sgabuzzino. Ma soprattutto una bella esperienza di contatto vero che ritrovo ancora quando con la macchina fotografica mi avvicino a qualcuno.
Mi è facile “abbordare” la gente. Grazie anche al mio lavoro più che trentennale da cronista.
Provateci a far parlare qualcuno davanti a un taccuino o a un microfono. Non è così facile come sembra.
Ma non solo. Bloc notes od obiettivo, mi piace cogliere aspetti particolari, insoliti. Essere là dove gli altri non sono, vedere quello che gli altri non colgono.
In questo viaggio in Etiopia poi, fra tribù ferme nel tempo, ho realizzato un sogno. Qui i miei studi universitari hanno trovato appagamento. Qui il mestiere da giornalista mi ha fatto vedere e non fermarmi solo a guardare.
Spero di consegnarvi un lavoro onesto, senza artifici. Ma soprattutto, di trasmettervi il grande amore che ho per l’Africa. La terra che ci ha generato e da cui tutti proveniamo. Così vicina a noi – bastano poche ore di volo – ma così diversa. Un mondo a parte, povero e disperato, ma bellissimo.