Con antiche origini anconitane ma ormai romanaccio acquisito da decenni, la bella amicizia con Fabio Feliziani è una di quelle frutto dei social, a dimostrazione che non tutto quello che circola sul web è portatore di valori negativi, basta saper compiere le scelte giuste.
E così l’amico Fabio, modesto e restio a mettersi in gioco pubblicamente, nonostante ottimo occhio fotografico e altrettanto senso cromatico, alla fine ha ceduto alle mie insistenze ed ha consentito ad inviare una raccolta di suoi scatti più significativi e personali che mettiamo alla vostra attenzione, insieme all’intervista che arriva subito di seguito.

1. L’intervista

In 5 righe descriviti come fotografo

La fotografia per me è curiosità per le persone, i luoghi e gli oggetti, che nascondono e/o svelano una storia, poetica comica o dolorosa.

Quando e come ti sei appassionato al mondo della fotografia e che posto occupa nella tua vita

Ho cominciato con i reportage di viaggi; alcuni di questi tour li ho fatti negli anni ’80 e ’90 con la bicicletta, quando ancora questa modalità era pionieristica. Ho pubblicato articoli e foto sulle riviste La bicicletta e Plein Air tra il 1983 e il 1997 (o giù di lì).

Come si è evoluta la tua cultura fotografica: pratica, partecipazione a corsi, studio dei grandi autori, visite a mostre, ricerche sul web, libri di tecnica…

La mia formazione è stata guardare il lavoro fotografico di altri. Negli anni 1988-94 ho fatto parte dell’Associazione Fotografica 4F, dove ho arricchito le mie tematiche. Le mie conoscenze tecniche sono poco approfondite, ma studiando il lavoro dei grandi fotografi ricavo sempre spunti e stimoli per nuovi temi.

Hai dei generi fotografici che prediligi o ti piace la fotografia a 360°? Se vuoi motiva la tua scelta

Mi piacciono tutti i generi fotografici. Negli ultimi tempi ho sviluppato un interesse particolare per le foto minimaliste.

Rapporto analogica/digitale e rapporto colore/bianconero, come ti muovi nei confronti degli eterni dilemmi di fondo che agitano (scherzosamente) la vita di molti fotografi?

L’analogico è stato una grande scuola per apprendere il lavoro di sviluppo e stampa: l’intoppo era che solo dopo la stampa si vedeva il reale risultato. Il digitale permette subito di vedere la foto appena scattata e capire se c’è la possibilità di migliorarla eliminando particolari che “disturbano”. Colore e BN hanno approcci e possibilità diverse. Chi guarda la foto a colori vede un lavoro già “concluso”, mentre il BN lascia a chi guarda la “scelta” dei colori dell’immagine, che spesso è più suggestiva e meno dispersiva.

Partecipi alla vita di un fotoclub? Puoi motivare questa tua scelta? Cosa ti affascina delle attività collettive?

Oggi pubblico solo nei siti fotografici, continuando ad imparare dagli altri e a rielaborare temi in chiave personale.

Come ti poni nei confronti del portfolio fotografico e come vivi questa esperienza?

Il portfolio fotografico è la riedizione del “book” che si compilava con alcune foto scelte tra le più significative e personali.

Hai qualche progetto fotografico in gestazione e ce ne vuoi dare un accenno? (senza svelare troppo le tue idee)

In passato ho cercato foto dei lavori che scompaiono, le feste popolari, i reportage, le collezioni artistiche. Oggi non ho particolari progetti fotografici. Fotografo un po’ di tutto.

In due righe pensa di voler convincere un amico a dedicarsi alla fotografia, cosa gli diresti?

A questo amico direi: ” Lascia perdere il tuo smartphone. Prendi una piccola digitale compatta e facciamo un giro a fare foto insieme. Poi le guardiamo, confrontandole, e le rielaboriamo.”

2. Il portfolio

3. La foto del cuore

Foto del “cuore” ne ho molte. Ne allego una che ritengo particolare.

4. Dove trovate Fabio

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/fabio.feliziani.1232