Del Gobbo Sebastiano – “La mappa e il territorio”

Sebastiano Del Gobbo è l’ospite di turno su MarcheFotografia, si presenta con un interessante ed originalissimo lavoro, che ho avuto la fortuna di vedere stampato a Sassoferrato per Face Photo News 2019.

1. L’intervista

In 5 righe descriviti come fotografo/a

Domanda difficilissima! Diciamo che sono un tipo curioso a cui piace gettare uno sguardo un po’ inusuale sulle cose che lo circondano. Scatto innanzi tutto per piacere ma anche per condividere qualcosa (un momento, un’idea, un’emozione) con altre persone. A volte la fotografia rappresenta un modo per allenarmi a guardare il mondo con più attenzione.

Quando e come ti sei appassionato/a al mondo della fotografia e che posto occupa nella tua vita

Ho iniziato a fotografare a 10 anni ma a 18 ho iniziato a studiare qualcosa (da autodidatta) sulla tecnica fotografica. Da allora, in modo non sempre costante, la passione è aumentata. Oggi direi che la fotografia è un’ottima compagna di viaggio, che mi ha permesso di crescere e di incontrare moltissime persone.

Come si è evoluta la tua cultura fotografica: pratica, partecipazione a corsi, studio dei grandi autori, visite a mostre, ricerche sul web, libri di tecnica

Durante i primi tempi, probabilmente a causa della mia formazione, sono stato attratto dagli aspetti più tecnici, che ho cercato di esplorare soprattutto tramite internet. Col tempo i miei interessi si sono spostati verso il lato artistico della fotografia. In quest’ultima fase, mi piace molto visitare mostre, leggere libri e partecipare a conferenze e incontri con i fotografi.

Hai dei generi fotografici che prediligi o ti piace la fotografia a 360°? Se vuoi motiva la tua scelta

Mi piace molto il minimalismo, la fotografia concettuale e quella artistica. Difficile dire perché. Credo che, semplicemente, quando guardo certi tipi di foto, qualcosa dentro di me risuoni. Amo il minimalismo perché sono convinto che, togliendo elementi, in realtà si possano aggiungere tante cose.

Rapporto analogica/digitale e rapporto colore/bianconero, come ti muovi nei confronti degli eterni dilemmi di fondo che agitano (scherzosamente) la vita di molti fotografi?

Come programmatore, ho amato da subito il digitale per la facilità con cui permette di sperimentare e di intervenire sullo scatto in modo creativo. Colore o bianconero? Va bene tutto, basta che il linguaggio sia coerente con il messaggio o con l’atmosfera della foto.

Partecipi alla vita di un fotoclub? Puoi motivare questa tua scelta? Cosa ti affascina delle attività collettive?

Sono socio del circolo fotografico “Effetto Luce” di Monte Urano, che ho conosciuto grazie ad amici già soci prima di me. Il bello delle attività collettive è che danno l’opportunità di confrontarsi e di crescere più in fretta.

Come ti poni nei confronti del portfolio fotografico e come vivi questa esperienza?

Essendo io un pessimo “reportagista”, tutti i miei portfolio hanno alla base un’idea di fondo e non raccontano storie. Ammetto di essermi avvicinato al portfolio solo recentemente quindi la mia produzione è più che altro composta da foto “singole”.

Hai qualche progetto fotografico in gestazione e ce ne vuoi dare un accenno? (senza svelare troppo le tue idee)

Ho un paio di idee… Vediamo se riescono a superare la fase teorica e se si trasformano in progetti concreti. Una delle due è un esercizio stilistico, quasi esclusivamente estetico. L’altra, invece, è più concettuale e abbastanza anomala: una sfida che mi costringerebbe ad un cambio radicale di punto di vista.

In due righe pensa di voler convincere un amico a dedicarsi alla fotografia, cosa gli diresti?

Gli direi che un’attività bellissima, che cambia il modo in cui guardi il mondo e che permette di incontrare tanta gente interessante.

2. La foto del cuore

Una bravissima lettrice portfolio, osservando questa foto, ha fatto una considerazione che definirei semplicemente perfetta: ha detto “questo albero sei tu”. Io non aggiungerei altro.

3. Il portfolio

“La mappa e il territorio”
E’ un progetto al quale tengo molto. È un lavoro sulla percezione.
Secondo alcune dottrine orientali, tutto ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi non è che una rappresentazione limitata della realtà. Per poter cogliere l’essenza di ciò che ci circonda occorre andare oltre il sensibile.
Questi paesaggi dai contorni indefiniti, evitano volutamente di dare troppi riferimenti all’osservatore, lasciandolo libero di immaginare, di intuire, ciò che i sensi non possono cogliere. Si potrebbe dire che si tratta di un’operazione di sottrazione che aggiunge, invece di togliere.
Se avete voglia di approfondire l’argomento, potete trovare altre informazioni nel mio sito, nella pagina dedicata al progetto.

4. Note biografiche

Sono tre le passioni che caratterizzano fortemente la mia vita: la fotografia, la montagna e la spiritualità.
In rigoroso ordine sparso.
Sono nate tutte tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, quando avevo un’età tra i 18 e i 21 anni e nessun sospetto circa l’influenza che questi percorsi avrebbero avuto su di me.
Col tempo, era inevitabile, il confine tra questi interessi è diventato sempre più sfocato, fino a scomparire del tutto.
Quindi mi capita spesso, ad esempio, di fare due passi in montagna, essere rapito da scorci di eternità nascosti in un istante prezioso e scattare una foto nel tentativo (quasi sempre fallimentare) di “fissare” quel momento in qualcosa di più duraturo e condivisibile…
Ma non è solo la bellezza e la vastità di un paesaggio che attirano la mia attenzione: spesso sono gli oggetti visibilmente decadenti, nei quali i segni del tempo sono evidenti e inspiegabilmente affascinanti.
Il tempo…
Il tempo mi ha aiutato a capire che andare in montagna, studiare o scattare fotografie hanno la stessa finalità: la ricerca di senso.
Ma sarei un ipocrita se non ti dicessi che tutto questo è anche fonte di piacere.

5. Dove trovate Sebastiano

Sito Web:   http://www.lospecchioelapolvere.it/
Facebook:   https://www.facebook.com/sebastianodelgobbo
Instagram:  https://www.instagram.com/sebastianodg71/

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